Napoli incontaminata
Maggio 21, 2008Ritengo Napoli una città sincera, pura, incontaminata.
Lei non si vergogna dell’immondizia.
Non è certo colpa sua se esiste.
E quindi è lì per strada.
Non come chi la nasconde sottoterra.
Ritengo Napoli una città sincera, pura, incontaminata.
Lei non si vergogna dell’immondizia.
Non è certo colpa sua se esiste.
E quindi è lì per strada.
Non come chi la nasconde sottoterra.
Senza voler giustificare nulla (tipo l’incendio di capelli, pestaggio con furto di cellulare, ricatto con violenza, violenza con ricatto) ritengo che il cosiddetto “aumento degli episodi di bullismo” (reale o percepito) sia dovuto a due componenti fondamentali:
1-Aumento medio dei figli di papà che li subiscono e dei loro genitori (probabili ex figli di papà) che li denunciano.
2-Ovviamente la solita componente “lente mediatica” spettacolarizzante.
Ora sappiamo che nel governo, oltre all’anima neoliberista e leghista è presente anche l’anima B.R.unetta.
Il nuovo “pacchetto sicurezza” che il Neogoverno vuole approvare prevede che, tra le altre cose, “i clandestini avranno la certezza che, una volta condannati e buttati fuori, quando torneranno finiranno in carcere senza sconti e ciò avrà un’efficacia dissuasiva”.
A questo punto potrebbero anche inserire “corollari” di questo tipo “chiunque viene beccato a rubare le caramelle è sbattuto fuori dal supermercato, e la prossima volta che lo ribecchiamo in supermercato e tocca le caramelle lo sbattiamo direttamente al fresco”.
Non sono un giurista. Non me ne intendo di diritto. Ma mi intendo di buon senso. E questo pacchetto sicurezza si presenta come una follia.
Una discussione seria sul tema dell’aborto dovrebbe partire da questi presupposti:
-Non esiste il problema dell’aborto ma esistono persone che decidono di abortire ed ognuna di esse è un caso a sè.
-Non possiamo applicare lo stesso criterio che usiamo quando sradichiamo la sgradita gramigna dal nostro prato alla vita umana, anche se questa è in fase iniziale.
-Tutto quello che viene impedito, in un modo o nell’altro, si fa ugualmente.
Se Marco Travaglio deve scusarsi di qualcosa questo è l’aver offeso pubblicamente il Presidente del Senato Renato Schifani definendolo verme o giù di lì. Non certo deve scusarsi per le affermazioni riguardanti i rapporti di Schifani con persone poi condannate per mafia, fatto accertato. Nella fattispecie le persone sono D’Agostino (imprenditore successivamente condannato per concorso esterno in associazione mafiosa) e Mandalà (condannato per mafia), soci fondatori assieme a Schifani (e ad altri) della società Siculabrokers.
Condivido molti (forse troppi) temi di discussione e di cambiamento proposti da Beppe Grillo per mezzo del suo blog e dei suoi spettacoli. Per contro condivido pochi (forse nessuno) dei modi adottati da lui e dai cosiddetti “grillini” con le loro magliette nere un po’ tutte uguali e la loro malcelata idolatria.
Annullare le personalità degli individui mimetizzandole dietro quelle di un uomo e delle sue idee, anche se giuste, è sempre sbagliato.
Personalmente ritengo che avere un’anima neoliberista ed una leghista comporti un disturbo di personalità, più precisamente una schizofrenia.
Questo non è mio figlio.
Queste non sono le sue mani
questo non è il suo volto.
Questi brandelli di carne
non li ho fatti io.
Mio figlio era la voce
che gridava nella piazza
era il rasoio affilato
delle sue parole
era la rabbia
era l’amore
che voleva nascere
che voleva crescere.
Questo era mio figlio
quand’era vivo,
quando lottava contro tutti:
mafiosi, fascisti,
uomini di panza
che non valgono neppure un soldo
padri senza figli
lupi senza pietà.
Parlo con lui vivo
non so parlare
con i morti.
L’aspetto giorno e notte,
ora si apre la porta
entra, mi abbraccia,
lo chiamo, è nella sua stanza
a studiare, ora esce,
ora torna, il viso
buio come la notte,
ma se ride è il sole
che spunta per la prima volta,
il sole bambino.
Questo non è mio figlio.
Questa bara piena
di brandelli di carne
non è di Peppino.
Qui dentro ci sono
tutti i figli
non nati
di un’altra Sicilia.
Felicia Bartolotta Impastato, madre di Peppino Impastato
L’autorità senza nessuna forma di controllo diventa autoritaria.